Per il viaggio di quest’anno ho deciso di sconfinare oltralpe e dopo innumerevoli ripensamenti ho scelto di concentrarmi sul Sud della Francia in particolare su Provenza, Camargue e Costa Azzurra.

Prologo
L’avventura comincia presto: alle 02:00 sono già in piedi e alle 03:00 parto in auto alla volta di Sainte Maxime, località della Cote d’Azur scelta, in base a complicatissimi calcoli astrogeofisicomatematici che non sto ora a spiegarvi, per la partenza del tour.

Non sono in formissima, questo è sicuro. Reduce da un infortunio l’allenamento è limitato e per giunta causa preparativi dell’ultimo minuto (vedi scelta dell’itinerario…) ho dormito solo 2 ore. Ma va beh…

Da qualche parte in Liguria saggiamente mi fermo per un micro sonnellino di un quarto d’ora e un caffè doppio: poi va decisamente meglio. Sconfino in Francia con un kg di monetine da riversare nei caselli e alle 09:30 individuo finalmente il punto X ove parcheggiare l’auto. Finalmente alle 10:30 parto in bici.

Sainte Maxime – Brignoles
Dove arriverò questa sera? Boh, ancora non lo so, intanto raggiungo il lungomare che porta verso Saint Tropez. La strada è molto trafficata e la mia idea è quella di dirigermi verso l’entroterra su strade più tranquille lasciando la Costa Azzurra come parte finale del viaggio. Seguo per Grimaud e decido di prendere la D14, una strada praticamente deserta che si addentra nel bosco. Una bella strada panoramica con un unico difetto: è quasi tutta in salita.

L’itinerario è molto bello, immerso nella natura, traffico zero e scorci verso il mare ormai lontano, ma sto procedendo verso ovest e l’obiettivo è quello di andare verso nord, verso l’Alta Provenza con la pazza idea di salire il mitico Mont Ventoux.

Giunto nei pressi di Cuers punto la bussola a nord ma la D43 è vietata alle biciclette e perdo circa un’ora prima di azzeccare un percorso alternativo che mi porta a scollinare verso Rocbaron dopo altri km di salita implacabile sotto il sole pomeridiano. Attraverso Forcalquieret e alle 18:30 arrivo a Brignoles dove mi fermo in un motel dimenticabile nella zona industriale. I 500 km in auto e i 90 di bici si fanno sentire tutti.

Brignoles – Valensole
Il secondo giorno ancora direzione nord verso Aups e nel frattempo son riuscito a trovare una cartina dettagliata della Provenza (no, ancora non l’avevo…). Entro nel Parco Naturale Regionale del Verdon seguendo la D22 con continui saliscendi fino ad arrivare sulle sponde del lago artificiale di Sainte Croix. Cale e spiaggette non si contano, panorami da cartolina. Scendo fino a Bauduen, affollata di bagnanti e poi costeggio le sponde del lago fino a Sainte Croix Du Verdon, borgo a picco sul lago; da qui proseguo sulla D11 fino a Rietz non prima di aver forato la ruota posteriore. Self control e riparto: ormai sono le 17:30 e urge cercare una sistemazione per la notte. A Rietz non trovo nulla e l’unica alternativa è quella di proseguire verso Valensole. Il paese è più lontano del previsto, la strada è impegnativa e quando arrivo sono ormai le 19:00; non c’è traccia di pensioni o alberghi ma è pieno di fontane. Seguo le indicazioni per un agriturismo (qui chiamati “chambre in hotes”) ma è completo; il titolare me ne indica un secondo un km più avanti: completo anche questo. Sono le 19:30 e tutto attorno c’è il nulla; la titolare mi propone una sistemazione in “caravan”. Io accetto subito. Il caravan si rivelerà la roulotte di suo figlio, ora all’estero, ferma da tempo immemore piena di simpatici ragnetti e farfalline. Certo non molto invitante come sistemazione ma non è il momento di fare gli schizzinosi; doccia molto, come dire, naif e cena tutti insieme sotto al pergolato accompagnata da champagne, rosè e grappa finale. Poi buona notte!

Valensole – Sault
Sono circa le 09:00 quando parto in direzione Sault. Questa volta il punto di arrivo l’ho pianificato anche grazie alla cartina acquistata il giorno prima. Dovrebbero essere un centinaio di km che mi porteranno alle pendici del mitico Ventoux.

L’itinerario scelto si rivelerà molto bello, grazie a strade poco trafficate, passando dall’altopiano di Valensole a quello di Sault. La parte caratterizzante di questa tappa sono le piantagioni di lavanda, davvero tantissime, che con il loro profumo e i loro colori rendono piacevoli i km di su e giù collinari in un paesaggio davvero piacevole e rilassante.

Una giornata senza intoppi, tanto è vero che alle 17:00 sono già a Sault, piccolo ma vivace paesino attraversato anche da viandanti verso Santiago de Compostela.

Trovo subito una sistemazione per la notte. Giornata quasi perfetta.

Sault – Avignone
Il cielo terso di un azzurro incredibile va oltre ogni più rosea aspettativa. Oggi è il gran giorno, il giorno del Mont Ventoux, salita mitica del Tour de France; si narra che il primo uomo a salire in vetta fu nientepopodimeno che il Petrarca.

Sault pullula di ciclisti di ogni tipo, nazionalità (pure comitive russe..), sesso ed età pronti alla scalata. Tra loro c’è anche un cicloturista, il sottoscritto, con il suo carico di borse, dubbi ed incognite.

La giornata è perfetta, l’aria è frizzante, tra me e l’osservatorio in vetta solo 26 km. I primi 2 sono in discesa, poi dopo un breve falsopiano inizia la salita, lungo i pascoli. La pendenza è discreta, non impossibile, ma folate di vento ostacolano non poco il procedere fino all’ingresso nel bosco che garantisce un po’ di riparo. La strada è bellissima, fondo perfetto, un biliardo, un posto splendido e un ambiente naturale incontaminato.

Giunto al bivio che porta a Bedoin inizia il Deserto del Ventoux, il Ventoux che tutti conosciamo. La salita si fa dura, la vegetazione improvvisamente sparisce e lascia spazio ad una immensa pietraia. Qui capisci il perché del nome Ventoux (Ventoso): il vento oggi è tremendo, incessante, quasi sempre contrario di tre quarti, con raffiche che a volte rischiano di farmi perdere l’equilibrio, la luce è abbagliante e il panorama che domina la Provenza è incredibile.

Ora è dura, e a causa dei chilometri di salita già fatti (più di 20…), le pendenze, ma soprattutto del vento che non da tregua, il procedere è lento. Gli ultimi 2 km beffardamente sembrano i più duri: a –2 c’è un rettilineo con pendenze severe e vento contrario che sembrano far di tutto per farti desistere, per farti mollare; l’osservatorio è li, pare vicinissimo ma irraggiungibile, l’ultima curva è una rampa che vuole costringerti a mettere il piede a terra ma non sarà così: sono le 12:20 e sono in vetta al Mont Ventoux.

Il panorama è a 360 gradi e spazia dalla Provenza alle Alpi: la giornata è stupenda e grazie al cielo terso la vista spazia all’infinito. Il vento la fa da padrone, sferzando la cima del Gigante della Provenza senza pietà.

Dopo circa un’ora in vetta inizio la discesa, mi fermo alla lapide commemorativa del povero Tommy Simpson, deceduto proprio qui durante un Tour de France e poi scendo verso Bedoin, Carpentras e finalmente alle 18:00 arrivo ad Avignone, città storica che fu per un breve periodo anche sede papale. Passo le mura ed entro nella città vecchia, davvero bella, trovando sistemazione in un albergo praticamente in centro: stanza al quarto piano e vista sul palazzo dei Papi.

Avignone – Fos sur Mer
La serata passata ad Avignone è stata molto bella. Il centro brulicava di vita, tanta gente, artisti di strada, musica.

Questa mattina sono ormai le 08:30 quando, dopo colazione consumata sul marciapiede di una città semi deserta, parto alla volta della Camargue.

Costeggio il Rodano fino a Beaucaire proseguendo verso sud attraversando Arles fino alle Bocche del Rodano entrando poi nel Parco Naturale della Camargue. Tanta pianura, tanto vento, campi di granoturco, stagni, paludi, rettilinei infiniti, sole a picco, traffico inesistente e quasi nessuno in giro. Sarà che oggi è ferragosto.

Il morale è messo a dura prova. Dopo km di rettilineo arrivo a Le Sambuc, quattro case in croce ma con un provvidenziale bar che mi permette di stare un po’ all’ombra e rinfrescarmi a forza di calippo e coca cola ghiacciata. Riparto e ancora monotoni rettilinei fino alle Salin de Giraud, piccolo paesino praticamente deserto. Ometto di visitare le saline e scopro che per proseguire son costretto a prendere una chiatta per attraversare uno dei tanti canali. Niente di straordinario ma basta per spezzare la monotonia di questa giornata. Ma il peggio deve ancora venire. Da qui in avanti solo superstrade larghissime e drittissime che attraversano zone con grandi complessi industriali, forse petrolchimici, grandi ciminiere, qualche impianto eolico, nient’altro. L’arrivo a Fos sur Mer è una liberazione.

Trovo un alberghetto e poi vado subito in spiaggia. C’è tantissima gente (ecco dov’erano tutti…), ristoranti sul mare, un porto turistico molto grande, area feste con tavoli, spettacolo e bancarelle. Grande allegria nell’aria, è ferragosto e si vede.

Fos sur Mer – La Ciotat (Santa Maria)
Anche oggi sole e bel tempo. Mi dirigo verso Port de Bouc e poi verso Martigues, cittadina che si affaccia su una laguna interna collegata da un canale al Mar Mediterraneo. Da qui prendo la D49 ed arrivo dopo lo scollinamento a Sausset le Pins, sulla costa del Mediterraneo, in questo tratto fino a Marsiglia denominata la “Cote Bleu”. La strada segue la costa frastagliata a ridosso del mare, talvolta risalendo verso l’interno regalando panorami da cartolina.

A mezzogiorno sono alla periferia di Marsiglia, grande città affacciata sul mare e il suo attraversamento mi preoccupa un po’. Dapprima costeggio il litorale, poi, senza alcuna cartina al seguito, salgo verso l’interno per evitare le grosse arterie interurbane. Cerco di mantenere una direzione costante, ma sensi unici, strade chiuse e lavori stradali mi costringono a continue deviazioni, a caso, che mi portano ad attraversare i quartieri più disparati e diversi.

Palazzoni di 20 piani, discesa, strada chiusa, dietrofront, salita, discesa in un quartiere con strada terribile case decadenti negozi con merce sul marciapiede clacson e schiamazzi ovunque. Ecco ora un’ università, poi una stazione, discesa e giro a destra: vialone in salita che pare di essere ad Algeri o se preferite a Marrakech. Prendo ancora una discesa cercando di tornare sul lungomare ma non è facile districarsi tra vicoli e sensi unici. Trovo un padre e, credo, figlioletta in bicicletta e decido di seguirli; ora siamo di nuovo in pianura e anche l’ambiente è cambiato, sembra il salotto buono della città con negozi eleganti e tanti turisti. All’improvviso sono alla piazza di fronte al porto vecchio della città. C’è uno yacht con elicottero incorporato attraccato al molo e tantissima gente in giro. Mi fermo un po’ e guardo l’orologio: le 15:00. Sono tre ore che giro per Marsiglia e ci vorrà un’altra ora per prendere la strada verso il Col de la Gineste.

Percorrendo la D559 è una continua sorpresa: la strada continua a salire, ma i paesaggi che regala sono incredibili. Ci si inerpica tra i massicci calcarei le “calanques” lasciando Marsiglia e il mare alle spalle; un ambiente aspro e selvaggio a pochi km dal caos della città. Poi ecco la discesa verso Cassis e bisogna resistere alla tentazione di fermarsi in continuazione a scattare foto.

Giungo a Cassis che sono già passate le 18:00. Entro in paese e cerco un posto per la notte ma è tutto inutile: complet, complet, complet, complet. La risposta è solo una: complet fino a domenica a Cassis e dintorni. Mi consigliano di andare a nord, verso Aubagne ma mi allontanerei dalla costa quindi decido di proseguire fino a La Ciotat dopo aver passato l’ennesimo colle. Sono le 19:30 e mi fermo ad un supermercato a far scorta di cibo e acqua: la prospettiva per la notte mi preoccupa un po’. Cerco un posto a La Ciotat ma è tutto inutile: complet!

Riparto seguendo la costa verso est; ormai siamo all’imbrunire e le 20:00 son passate da un bel po’. Mi sono ormai rassegnato al piano B: dormire all’aperto, magari sulla spiaggia. La prospettiva non è proprio incoraggiante, per fortuna che in cielo ci sono le stelle. Mille pensieri mi passano per la mente mentre continuo a pedalare: non ho una tenda, non ho un lucchetto per la bici, però ho comprato da mangiare e da bere, poi con la stanchezza che ho addosso dormirei anche sui sassi; ecco un campeggio, proviamo anche qui che ormai è buio e devo mettere il faro sulla bici. Incredibile!, hanno anche delle camerette e ne hanno una libera! La prospettiva di un letto ma soprattutto di una doccia mi han tolto minimo 10 anni! Una notte all’addiaccio sarebbe stata un’esperienza, certo, ma sarà per un altra volta.. dopo 120 km e 12 ore sotto il sole e al vento un tetto sulla testa è il minimo! Mai disperare ragazzi, una possibilità c’è sempre!

Alle 22:00 ecco i fuochi sul mare. Buonanotte.

La Ciotat (Santa Maria) – Sainte Maxime
E siamo al settimo giorno di questo tour in terra di Francia. Fin qui ho fatto ormai quasi 600 km e per stasera dovrei essere a Sainte Maxime.

Oggi tutta la giornata in Costa Azzurra lungo la litoranea, con il mare a farmi compagnia. L’unico problema, se così si può chiamare, è l’attraversamento di Tolone, città piuttosto grande.

Anche oggi tempo splendido, sole, caldo ma niente afa: non posso certo lamentarmi del tempo questa settimana.

Parto di buona lena con il morale alto e alle 10:00 sono alla periferia di Tolone dove noto parecchie spiagge affollate di bagnanti. L’attraversamento della città avviene senza intoppi, grazie anche ad un percorso ciclabile ben segnalato. A mezzogiorno sono nei pressi di Hyères: anche qui ampie spiagge e lagune; una cittadina molto bella ed elegante con palme in quantità.

Da qui in avanti proseguo sempre sulla D559 che segue il profilo della costa. La strada però si fa più impegnativa: la pianura della zona di Hyères è un ricordo, ed ora la costa ritorna frastagliata con continui poggi da superare; un continuo su e giù che sicuramente non annoia con scorci panoramici di rilievo, ma che rallenta la marcia.

Passo Cavalaire sur Mer, con le sue lunghe spiagge di sabbia e ricomincio a salire verso La Croix – Valmer, poi finalmente discesa verso Port Grimaud e gli ultimi km di lungomare per arrivare a Sainte Maxime. Sono le 17:30 e il contachilometri segna 125. In tutto sono circa 700 km in una settimana. L’auto è ancora li che mi aspetta per fortuna!

Oggi è sabato e la sera faccio un salto a Saint Tropez più per curiosità che per altro. C’è un sacco di gente, yacht da capogiro ormeggiati a due metri dalla banchina nel porto vecchio, il cuore di Saint Tropez, con miliardari che banchettano e fanno feste a tre metri da terra. Si vede anche questo ma fa parte del gioco. I vicoli del centro storico sono belli e caratteristici, dove non mancano ovviamente ristoranti alla moda e negozi vintage.

Conclusioni
Che dire di questo viaggio? Che è stato un bel viaggio! Il tempo splendido, le strade francesi ottime e ben curate, le zone attraversate molto belle e varie: pianure, altopiani, pinete, montagne, lagune, il mare, le calanques, le città storiche; ogni giorno qualcosa di interessante da vedere, mai noioso.

A livello fisico abbastanza impegnativo, senza grandi salite, fatta eccezione per il Ventoux, of course, ma molte ascese medio-corte, mentre la tratta tra Carpentras e Fos sur Mer è completamente pianeggiante. Un viaggio che consiglio sicuramente.

Grazie della lettura.

Riccardo