Tra le alpi con la bici e uno zaino

Prologo
Estate del ’99, ricordo la mia canzone preferita di quel periodo, “Vento d’estate” (Nicolò Fabi e Max Gazzè). Non ha un senso logico, lo so, ma a me trasmetteva un senso di libertà, la voglia di uscire un po’ dai soliti schemi. Queste sgangherate righe le sto’ scrivendo a distanza di anni (17..?), e non ricordo quale fu la scintilla che mi spinse a prendermi 4 giorni sabbatici, solo con me stesso.

I preparativi furono molto brevi. Adattai un vecchio portapacchi (pesantissimo) alla mountain bike e non avendo nessun tipo di esperienza cicloturistica ne’ tantomeno equipaggiamento specifico ritenni, all’epoca, più che sufficiente riempire uno zaino da montagna fissandolo al portapacchi con un elastico e legare un marsupio al manubrio (chi si ricorda quelli della Spalding in gomma che davano con il detersivo..?). Niente gps, niente cellulare, niente iPod ma con una cartina della Svizzera. Tutto li.

Direzione Tirano
Partii una mattina, Adidas “Gazelle” ai piedi, maglietta di cotone bianca e pantaloncini da ciclista (almeno quelli), senza una rotta ben precisa. All’epoca non avevo nemmeno un computer e internet era ancora un qualcosa allo stato embrionale solo per informatici smanettoni.

L’idea di base era quella di andare verso nord e sconfinare in Svizzera. Risalii quindi la Valcamonica e superando il facile Passo dell’Aprica arrivai a Tirano dove pernottai in una locanda ad una stella (ma ne esistono ancora?).

In Svizzera
Il giorno successivo passai la vicina dogana ed entrai in Svizzera; il primo obiettivo sono i 2330 mt del Passo del Bernina. I primi km sono abbastanza impegnativi e lo zaino sul portapacchi non agevola certo la pedalata, soprattutto quella in piedi, essendo il baricentro della bici posto troppo in alto.

Dopo aver costeggiato il bel lago di Poschiavo inizia la salita, molto lunga ma con pendenze non impossibili. Ricordo un ragazzo milanese in bici da corsa che dopo avermi raggiunto mi tenne compagnia fino in cima.

Una volta giunto al passo mi lanciai nella lunghissima e velocissima discesa verso la valle Engadina. Ridiscesi la valle in cui scorre il fiume Inn e attraversai paesini piccoli ma molto caratteristici e soprattutto tutti con fonti e fontanelle di acqua freschissima.

Giunto a Zernez svoltai a destra e iniziai una impegnativa salita che porta all’interno del Parco nazionale Svizzero, un ambiente naturale dove l’intervento dell’uomo è ridotto al minimo. Questa salita non era prevista e rallentò molto il procedere. Una volta in cima mi lanciai in discesa fino all’imbocco del tunnel che porta al lago di Livigno.

Giunto all’ingresso della galleria la sorpresa: il tunnel è a pagamento e soprattutto è vietato alle biciclette! Son 4 km rettilinei in leggera salita con una sola carreggiata per il transito.

Panico. Ormai è tardo pomeriggio e qui non c’è nulla. Una salita da una parte e una dall’altra, che porta agli oltre 2000 mt dell’ Offenpass.

Mentre rifletto sul da farsi (non ho con me ne tenda ne sacco a pelo…) vedo un ragazzo in mtb approssimarsi all’ingresso del tunnel. Chiedo informazioni e lui dice che le bici entrano a loro rischio e pericolo. Se capitasse qualcosa, beh…

La sua tecnica consiste nel partire quando appare il semaforo rosso, viaggiando poi contromano fino a quando, vedendo i fari delle auto che provengono dal senso opposto, ci accosteremo nelle piazzole di emergenza. A suo dire in due trance ce la faremo.

Mi fido di lui, anche se ricordo che guardando all’interno della stretta galleria, qualche dubbio mi venne.

Verde. Rosso. Via. La strada all’interno del tunnel iniziò subito a salire; non una salita impegnativa, ma una pendenza costante. La strada è rettilinea, l’aria è fredda. Pedalammo a perdifiato mentre in lontananza si incominciavano ad udire i rombi delle auto e dei camion che sopraggiungevano nella direzione opposta. Quando i fari furono ormai vicini ci fermammo per la prima tappa nella piazzola. La fine del tunnel non arrivava mai, d’altro canto 4 km non sono pochi. L’uscita fu una liberazione.

Salutato l’improvvisato compagno di viaggio costeggiai tutto il lago artificiale fino a giungere al paese di Livigno dove per mia fortuna trovai quasi subito una sistemazione per la notte, vista anche l’ora piuttosto tarda, le gambe stanche e la fortissima voglia di una doccia calda.

Costeggiando l’Inn e il passo Resia
L’indomani mattina ricordo l’indecisione sulla strada da prendere: verso Bormio? Verso il Bernina? No, alla fine decisi (chissà perchè…) di ripercorrere a ritroso la strada del giorno prima fino a Zernez, galleria compresa: forse non ne avevo ancora avuto abbastanza?

Una volta giunto a Zernez svoltai a destra proseguendo per la valle Engadina, accompagnato dallo scorrere del fiume Inn per 50 km fino a Martina, dove passai il confine ed entrai in Austria salendo fino a Nauders per poi rientrare in Italia dal Passo di Resia.

Per chi non ci fosse mai stato consiglio di passarci una volta dal Resia: un passo molto bello, ampio, con il bel lago artificiale circondato da prati ed abetaie; caratteristico il campanile che si erge dall’acqua a testimonianza del vecchio paese ora sommerso.

Iniziai a scendere verso valle, la strada è un bellissimo serpente che si snoda tra i pascoli, passai San Valentino e poi mi fermai a Malles dove rimasi per la notte.

La val Mustair e l’Umbrail Pass
La mattina seguente la ricordo bene: il cielo era di un blu mai visto, la temperatura freschina e la scelta era la terribile salita al passo dello Stelvio oppure un altro sconfinamento in territorio elvetico, nella val Monastero (Mustair). La scelta ricadde sulla seconda che ho scritto, rientrando in Italia dal passo Umbrail a me sconosciuto fino ad allora. La salita si presenta con i primi chilometri caratterizzati da una fitta serie di tornanti nel bosco; successivamente l’asfalto lascerà spazio alla terra battuta e la strada si addentrerà nella valle dominata da vette imponenti portandomi fino ai 2503 mt dell’Umbrail Pass e incrociando la strada che da Bormio porta al passo dello Stelvio. Non erano ancora i tempi del selfie: la macchina fotografica aveva ancora il rullino e ringrazio i motociclisti olandesi per la foto con il cartello.

L’appuntamento con i miei genitori fu a Tirano, mancavano 70km e poi questa zingarata di quattro giorni tra le alpi sarebbe finita, ma diventando la prima di una lunga serie.