Il viaggio cicloturistico di questo 2012 parte con lo spettro infuocato del terribile Lucifero (odio questi soprannomi), il settimo anticiclone africano, il più terribile. In tv non si parla che di lui, il boia che a detta dei meteorologi porterà una delle più intense ondate di caldo degli ultimi decenni. Nel centro Italia sono previste temperature sui 40 gradi per oltre dieci giorni. Vedremo.

Mi son ripromesso di partire presto da casa per giungere in Toscana ad un’orario decente in modo da poter compiere una prima tappa di rodaggio con tutta tranquillità. In realtà parto solo alle 5:30 e giungo a Montalcino verso le 10:00, con una tirata unica. Ma qui il primo problema: pare che nella patria del brunello non siano contemplati i parcheggi liberi dove poter lasciare l’auto per alcuni giorni. Inizio così a vagare (a caso) giungendo a San Quirico d’Orcia dove inaspettatamente trovo un parcheggio,completo di alberi di ulivo, proprio a ridosso del centro storico. Ormai son passate le 11:00 e dopo i preparativi vari quando monto in sella son le 11:30, un orario ottimo per una biciclettata sotto il sole di agosto.

I primi chilometri sono di discesa essendo San Quirico d’Orcia sito su una collina da cui si gode lo splendido paesaggio sulla Val d’Orcia. L’idea sarebbe quella di dirigersi verso Città della Pieve e poi si vedrà.

Forte di tutte queste certezze, faccio rotta verso Radicofani ma cammin facendo noto un cartello indicante Sarteano e dopo un rapido sguardo alla cartina decido che passerò da lì; il tragitto sembra più breve.

La strada verso Sarteano è da pubblicità dell’amaro Montenegro: dritta, bianca, polverosa, o come annunciava chiaramente il cartello al bivio, “SP 126 con fondo imbrecciato”. Onestamente il fondo sterrato è in buone condizioni e se non fosse per il sole a picco delle 12:30, la temperatura da fonderia e la leggera salita che si prospetta all’orizzonte, sarebbe una bella scampagnata.

La leggera salita si trasforma sempre più in una rampa da garage e il fondo tende a peggiorare complici dei piccoli avvallamenti causati dal defluire dell’acqua piovana, evento atmosferico che, a giudicare dall’arsura circostante, qui non vedono da qualche mese. Scalo tutti i rapportini possibili e mi pongo degli obiettivi a breve termine: i pochi metri quadri di ombra degli sporadici alberi che si incontrano salendo.

Urge una sosta: vorrei mangiare qualcosa ma di bar nemmeno l’ombra (ahahah, “ombra…”) e così trangugio un altro po’ di acqua dei termosifoni, perché quella è la temperatura raggiunta dalle borracce che ho con me. E ho fatto solo 25 km. Mi rimetto in marcia con il morale altissimo e complice la durezza della salita, lo sterrato e la temperatura assurda il progredire diventa quasi un’esperienza mistica. Esperienza che durerà 6 durissimi km fino allo scollinamento. Inizio fiducioso la discesa ed eccolo finalmente!, Sarteano, borgo antico molto caratteristico e soprattutto con il bar della salvezza dove mi fermo per quasi un’ora. A lucidità ritrovata penso che il raggiungimento di Città della Pieve sia l’obiettivo massimo per oggi. Riparto in direzione Chiusi e da lì la strada ricomincia a salire; dopo 12 km eccomi a Città della Pieve, cittadina molto bella dalla quale si domina la val di Chiana e che merita una visita. Doccia, giretto, cena e son (quasi) come nuovo. Per oggi 60 km di continui saliscendi bastano e avanzano.

L’indomani volevo partire di buon’ora, sfruttando le ore più “fresche”, ma tra colazione mega galattica e preparativi vari son già le 9:30; non sarebbe un gran problema, non fosse che il termometro della farmacia segna già 30 gradi (all’ombra…). Comunque bando alle ciance, l’obiettivo principale di oggi è Orvieto e per raggiungerlo scelgo, ovviamente, una strada alternativa, la SS 71 che a dispetto dell’essere una strada statale è praticamente deserta e attraversa, tra continui saliscendi, piccoli paesini nel cuore dell’Umbria. Arrivato nei pressi di Ciconia basta alzare lo sguardo per ammirare le imponenti mura che circondano la parte storica di Orvieto, costruita su un blocco di tufo. Spettacolare.

Meno poetica è la salita che tocca fare per arrivarci, 3 km di asfalto appena fatto, nerissimo, che amplifica ancor di più il caldo pazzesco del sole di mezzogiorno. Dopo 2 km chiamo un timeout e mi infilo in un chiosco a bordo strada: solita coca ghiacciata, ghiacciolo, e acqua (fredda ovviamente…). Non prendete esempio, ma penso che se avessi provato la febbre avrei mandato il termometro fuori scala. Poi mi son sorbito tutte le innumerevoli vicissitudini personali dell’unico cliente, a parte il sottoscritto, desideroso di sfogarsi col gestore (e con me..). Quando si alza e se ne va non ho più motivo di rimanere e saluto pure io. Giunto ad Orvieto mi dirigo al centro e poi in piazza Duomo. Ci sono molte cose da vedere, il maestoso e magnifico Duomo su tutto, e decido quindi che sarebbe un peccato non fermarsi più a lungo. 50 km ondulati anche per oggi possono bastare. Trovata una sistemazione passo tutto il pomeriggio per le vie del centro piene di turisti, moltissimi stranieri e ah, a proposito, il termometro della farmacia alle 18:00 segna 39 gradi (all’ombra, of course…).

L’inizio del terzo giorno parte con un giro nel parco delle mura e poi la discesa verso Ciconia. Oggi il punto di arrivo l’ho fissato a Montefalco, antico borgo medievale posto più a nord, nei pressi di Foligno, passando per Todi. Per farlo scelgo di evitare la strada principale e ne scelgo un’altra ovviamente in salita che porta verso Prodo, un piccolo (piccolissimo) paese isolato di 50 abitanti che si sviluppa tutto attorno ad una piazza e al suo castello che in pratica è più grande dell’intero abitato. Anche oggi il percorso è praticamente senza traffico, si incontrano pochissime auto e i centri abitati sono rari e molto piccoli almeno fino a Todi, bella cittadina che meriterebbe una visita più approfondita. Ma il tempo stringe e il caldo soffocante delle 14:00 mi consiglia una sosta a un’altra bar AGIP i cui gestori sono tre fratelli calabresi di Soverato. Uno, appassionatissimo di ciclismo mi fa il terzo grado sulla mia mtb, disquisendo di ruote da 26’ o da 28’, freni a disco o no ecc…; poi mi mostra la sua bici da corsa, una vecchia Raleigh degli anni ’70 ben conservata. Il fratello mi parla di politica, di economia, della crisi, del suo viaggio in Spagna negli anni ’80 con una Renault 4, del passato di camionista suo e di tutti i suoi fratelli e di suo figlio e di suo nipote. Grazie a questo conosce i paesi del bergamasco e del bresciano, parla di acciaierie e marmisti, di lago d’Iseo e lago di Garda. E molto altro. Ma è arrivato il momento di ripartire, la canicola è lì che mi aspetta implacabile, come i saliscendi (più sali che scendi..) che attraverso vigneti e uliveti mi dovrebbero portare verso l’antico borgo di Montefalco, terra dell’ottimo vino Sagrantino.

La ripartenza è piuttosto impegnativa in quanto la strada e Lucifero cercano subito di demoralizzarmi; le pendenze che portano a Duesanti sono micidiali e l’anticiclone africano dà il meglio di sé: cielo terso e temperature sahariane non agevolano sicuramente il procedere, ma ripensando alla neve ad agosto del 2010 e alla grandinata a 2600 mt del 2005 penso che potrebbe anche andar peggio. Il paesaggio passa dai saliscendi tra uliveti e vigneti a gradevoli passaggi nel bosco. Da segnalare una nuvola che, incredibile ma vero, per circa dieci minuti oscurerà il sole.

Intanto son giunte le 17:30 e dopo 80 km impegnativi anche Montefalco è conquistato.

Alla sera ceno in un ristorantino sito nella bella piazza del borgo; l’atmosfera è molto bella, c’è gente ma non troppa, fa caldo ma il vento tiepido da ristoro. Tra l’altro mi scolo anche mezzo litro di birra artigianale prodotta da un birrificio locale. Ottima.

Il quarto giorno inizia come gli altri. Cielo blu e aria infuocata. Il traguardo per oggi è l’ho fissato a Castiglione del Lago, in riva al lago Trasimeno.

La prima parte del percorso rispecchia quella del giorno precedente, con tratti in pianura alternati a brevi strappi per superare le basse colline circostanti. Con il passare dei km si perde lentamente quota; la strada diventa più monotona con lunghissimi rettilinei pianeggianti sferzati dal vento caldo, metteteci pure il solleone del primo pomeriggio e il quadro è completo. Il morale è messo a dura prova. Mi fermo e sorseggiando dell’ottima acqua calda aromatizzata alla plastica faccio il punto della situazione: dov’è il lago? L’iPhone dice che è vicino e ha ragione. Resta da superare una salita di circa un km e dopo lo scollinamento eccolo laggiù in lontananza. La breve discesa è piacevole, anche se l’aria arroventata brucia la pelle. Il Trasimeno è il quarto lago d’Italia come estensione ma è relativamente poco profondo, raggiungendo al massimo i 6 mt circa di profondità. E’ adagiato in una conca e oggi la temperatura è assurda, oltre i 40 gradi. Castiglione del Lago ormai non è lontana, solo 15 km, ma ogni km sembrano due e un’altra sosta rigeneratrice è consigliata. Mi accorgo di aver dimenticato la carta d’identità a Montefalco.

Alle 18 gusto un meritato aperitivo in riva al lago e non mi alzerei più. C’è una spiaggetta di sabbia fine, gente che fa il bagno e ragazzi che giocano a beach volley: con un po’ di immaginazione (molta?) par di essere al mare.

La mattina seguente riparto in direzione della Toscana; oggi dovrei ritornare all’auto concludendo il viaggio. Il primo tratto di strada è pianeggiante poi in corrispondenza della provincia di Siena ricominciano i saliscendi. Il posto è splendido, affronto la salita, impegnativa soprattutto nel finale, che porta a Montepulciano. Poi un susseguirsi di saliscendi fino a Pienza, tappa che non può mancare per chi visita l’entroterra toscano. Paesaggi straordinari. Uscendo da Pienza mi fermo più volte per ammirare gli splendidi scorci sulla val d’Orcia e le crete senesi. San Quirico d’Orcia è ormai nei pressi e dopo 60 km alle 14:00 sono all’auto. Vi risparmio le peripezie per il cambio d’abito…

In totale ho percorso circa 350 km, perlopiù tra strade semideserte visitando alcuni borghi medioevali di quello che può essere considerato il cuore dell’Italia. Il viaggio è stato reso impegnativo da Lucifero, che da un lato ha regalato tempo bello e stabile, ma dall’altro mi ha cotto a puntino con i suoi 40 gradi fissi e costanti.

Ah, non è finita qui. Ricordate la carta d’identità? Avrei potuto farmela spedire a casa, ma no, tornerò a Montefalco a prenderla. 150 km di strade secondarie da fare in auto. Una scampagnata.

Tra una cosa e l’altra giungo all’Hotel degli affreschi che sono le 17:00. Ristoro e ora che fare? altri 500 km per tornare a casa? No, non se ne parla proprio. Fermarmi qui? E perché non fare una capatina al mare? Certo non è proprio qui dietro l’angolo. Bussola a sud-est e destinazione Lazio. Sinceramente è stato un tragitto piacevole, guidando tra strade provinciali tra colline viterbesi e Monti della Tolfa mi son ritrovato a Santa Marinella, detta la perla del Tirreno.

Mangio qualcosa e esploro il paese. Fa un caldo soffocante, un’umidità che toglie il fiato. La provinciale è trafficatissima e sul lungomare sciami di persone e bar affollati. Sarà che è venerdì. Sono le 21:30 e ancora non so dove andare a dormire. Prendo l’Aurelia verso nord mi perdo in Civitavecchia tra Aurelia vecchia e nuova, vago nella notte verso Tarquinia, vedo un albergo con molte auto parcheggiate all’esterno ed essendo ormai le 23:30 mi fermo.

La mattina parto di buon’ora e verso l’alba sono all’Argentario. Poca gente in giro, colazione in tutta calma e poi ancora verso nord, Castiglione della Pescaia, Follonica, Grosseto e su fino all’autostrada della Cisa con arrivo a casa per l’ora di pranzo.

Grazie della lettura

Riccardo.